Home Politica L’Occidente conduce una guerra ibrida contro il partenariato russo-cinese

L’Occidente conduce una guerra ibrida contro il partenariato russo-cinese

Grattacieli a Londra. Fonte: Pixabay

Berlino, Germania (Weltexpress). L’astioso editoriale del Financial Times britannico: «Crepe nell’edificio di Putin» si inserisce perfettamente nel noto schema dei media occidentali di drammatizzare presunte debolezze e crisi russe proprio nei momenti diplomatici delicati, come la visita di Putin a Pechino.

Vladimir Putin è arrivato martedì 19 maggio a Pechino per una visita di due giorni. L’occasione ufficiale è il 25° anniversario del “Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole” sino-russo, che funge da base per le buone relazioni interstatali tra i due partner strategici. Il trattato è stato però firmato il 16 luglio 2001, non a maggio. Poiché l’anniversario non coincide con la visita del presidente Putin in Cina, molti osservatori hanno ipotizzato che forse altre considerazioni più urgenti abbiano portato alla visita anticipata a Pechino. Ma ne parleremo più avanti.

Prima di tali visite, indipendentemente dal fatto che siano rappresentanti di alto livello della Cina in visita a Mosca o russi a Pechino, negli ultimi anni si è delineato un chiaro schema di sforzi da parte dei media e dei politici occidentali per seminare zizzania tra Pechino e Mosca con ogni sorta di voci e affermazioni. Ciò avviene di solito attraverso notizie basate su fonti anonime (“funzionari governativi occidentali” o “esperti dei servizi segreti”) che, spesso in modo mirato e in concomitanza con le visite di vertice di Putin o Xi, cercano di instillare reciproca diffidenza.

La variante più comune di questi tentativi di divisione si è potuta vedere anche il giorno dell’arrivo del presidente Putin a Pechino nel ZDF heute-journal: Si parlava della Cina, economicamente dominante e finanziariamente forte, che sfrutta e sfrutta a più non posso la Russia debole e in cerca di aiuto con acquisti di energia e materie prime a prezzi stracciati, e del presidente Putin che lo permette perché con la sua guerra in Ucraina ha spinto la Russia in una situazione senza speranza.

Già il giorno prima, il 18 maggio, il Financial Times di Londra aveva pubblicato un editoriale dal titolo “The cracks in the Putin edifice” (Le crepe nell’edificio di Putin), dal quale il servizio della ZDF aveva evidentemente copiato alcune parti. Il sottotitolo recitava: «La convinzione del leader russo di poter sopravvivere all’Occidente è messa alla prova» e la didascalia sotto una foto ritratto del presidente Putin era la «ciliegina sulla torta» di questa costruzione di menzogne del giornalista prostituito britannico, che recitava: «Il presidente Vladimir Putin dovrebbe ora trascorrere più tempo nei bunker e ridurre incontri e apparizioni».

L’articolo del Financial Times stesso sostiene che la convinzione strategica centrale di Vladimir Putin – secondo cui la Russia potrebbe semplicemente sopravvivere all’Occidente grazie alla perseveranza, alla resistenza alle sanzioni e a un’economia di guerra – sia attualmente messa a dura prova dal rafforzato sostegno degli europei. Esso afferma di individuare emergenti «crepe» nel sistema di Putin, tra cui: un significativo declassamento delle previsioni di crescita per il 2026 come risultato delle pressioni economiche causate dal successo della politica di sanzioni occidentali, poiché l’economia di guerra starebbe perdendo slancio a causa dei costi crescenti del conflitto in Ucraina e dei segni di affaticamento nella capacità della Russia di sostenere un confronto di lunga durata.

L’articolo descrive Putin come sempre più isolato nella sua scommessa sull’esaurimento dell’Occidente. La redazione suggerisce che fattori di pressione interni ed esterni abbiano messo a nudo i punti deboli dell’edificio autoritario di Putin e giustificato i dubbi sul fatto che Putin possa mantenere la rotta attuale a lungo termine.

L’articolo si conclude con la raccomandazione: «I partner europei di Kiev dovrebbero avere fiducia nella loro strategia – anche se la strada da percorrere sarà lunga – e raddoppiare il sostegno all’Ucraina con le armi, le informazioni dei servizi segreti e i fondi necessari per attuare la strategia».

Presentando come fragile la «convinzione di Putin di poter sopravvivere all’Occidente», il testo veicola in modo subliminale la narrativa di un’inevitabile debolezza russa. Ciò sembra voler incoraggiare la politica occidentale a resistere in Ucraina, mentre a Pechino viene segnalato che il suo partner russo è sotto pressione e non potrà mantenere a lungo termine ciò che promette. Per questo motivo, la tempistica dell’articolo del Financial Times va vista anche alla luce della conclusione di tutta una serie di accordi di alto livello tra Russia e Cina, pianificati in parallelo al vertice Xi-Putin.

Nell’ambito del loro partenariato strategico globale, Cina e Russia hanno numerose esigenze di cooperazione pratica, che tuttavia non vengono tutte attuate al ritmo necessario. Secondo TASS, la visita di Putin a Pechino dovrebbe accelerare lo sviluppo delle relazioni sino-russe insieme a una serie di accordi bilaterali intergovernativi, intersettoriali e di altro tipo. Mentre il vertice Putin-Xi indica la direzione generale, gran parte della cooperazione viene attuata attraverso il coordinamento a vari livelli governativi e tra le imprese.

Nei settori chiave, secondo TASS, si prevede l’attuazione di una cooperazione energetica approfondita, come l’approvvigionamento a lungo termine di petrolio e gas, il coordinamento delle infrastrutture e la cooperazione sulle rotte artiche, nonché la logistica eurasiatica in materia di trasporti, porti e catene di approvvigionamento.

La cooperazione high-tech e industriale in settori quali l’aerospaziale, l’intelligenza artificiale, l’economia digitale, la sostituzione dei chip e la produzione, nonché il commercio agricolo e cerealicolo e l’ulteriore allineamento tra l’iniziativa cinese Belt and Road (Nuova Via della Seta) e l’Unione Economica Eurasiatica sono ulteriori punti chiave importanti. È considerato un successo il fatto che il volume degli scambi commerciali tra Russia e Cina continui a crescere e abbia già superato i 200 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, entrambi i paesi hanno convertito quasi completamente i loro pagamenti reciproci in valute nazionali. E, non da ultimo, nelle relazioni tra Russia e Cina c’è anche l’equazione geopolitica.

In una precedente conferenza stampa all’inizio di maggio, Putin ha definito la cooperazione tra Stati come la Cina e la Russia «senza dubbio un fattore di deterrenza e stabilità» negli affari globali. Ha osservato che la Cina è il principale partner commerciale ed economico della Russia e ha aggiunto che la diversificazione del commercio bilaterale attraverso le industrie high-tech prosegue, il che è molto importante. Allo stesso tempo, le relazioni sino-russe vanno oltre la tradizionale cooperazione nei settori della politica, della sicurezza e dell’energia, evolvendo in un legame strategico a lungo termine a livello sociale e culturale.

Se, alla luce di questi fatti concreti sulla riuscita cooperazione sino-russa, ascoltiamo e guardiamo nuovamente l’articolo del Financial Times e contributi simili dei media spazzatura occidentali, una cosa diventa chiara: Questi resoconti non si basano su fatti concreti nuovi, ma su dati noti, che vengono semplicemente reinterpretati attraverso il caleidoscopio imperialista occidentale.

Il Ministero degli Esteri cinese ha già respinto con decisione l’articolo del Financial Times. Il portavoce Guo Jiakun lo ha definito una «pura finzione» e ha dichiarato che le informazioni «contraddicono i fatti».

In questo tipo di «giornalismo» non si tratta ovviamente di verità e fatti, ma di alimentare la sfiducia e di creare divisioni nel partenariato sino-russo. Si tratta di un tipo di «guerra ibrida» dell’Occidente imperialista, vecchio ma purtroppo anche collaudato.

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