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I servizi segreti interni della Repubblica Federale di Germania denominati “Verfassungsschutz”: eliminata la voce “delegittimazione”, ma nessuna trasparenza

Una foto della sede del BfV a Colonia. © Fonte: Ufficio federale per la protezione della Costituzione

Berlino, Germania (Weltexpress). Ora non esiste più, questa categoria creata appositamente per i “Querdenker”, per i “negazionisti del coronavirus”, per i “rifiutatori dei vaccini”… ma purtroppo il modo di pensare che ha portato alla sua creazione è ancora presente.

Quando improvvisamente – dopo decenni, tra l’altro – è apparsa una nuova categoria nei rapporti dell’Ufficio per la protezione della Costituzione, con il titolo “delegittimazione dello Stato rilevante ai fini della protezione della Costituzione”, la cosa è stata più che strana. Si potrebbe quindi sperare che la sua scomparsa indichi un ritorno alla normalità. Ma questa impressione inganna ancora una volta.

Il termine ha suscitato perplessità, perché ogni esperienza storica suggerisce che uno Stato può delegittimarsi solo da solo. È sempre la sua stessa azione ad aumentare o diminuire la disponibilità dei cittadini a cooperare; anche dietro le rivoluzioni colorate si nasconde sempre un conflitto reale. Questo concetto di delegittimazione ha avuto ulteriore diffusione solo come linea guida per le autorità occidentali nei confronti delle istituzioni della DDR dopo l’annessione; al dibattito politico era in realtà estraneo.

Ma durante le proteste contro il coronavirus serviva una nuova etichetta, perché improvvisamente si sono sentiti motivati a protestare cittadini che non rientravano nelle vecchie categorie. Nei media sono stati definiti soprattutto “Querdenker”, ma questa parola aveva, fino a non molto tempo fa, una connotazione positiva, quindi non era utilizzabile da un’autorità di persecuzione. Tuttavia, dato che a Colonia non si è troppo creativi (dopotutto anche questa autorità è guidata da giuristi), alla fine è venuta fuori questa «delegittimazione». Che naturalmente aveva il vantaggio di poter essere applicata più o meno a qualsiasi forma di critica un po’ più esplicita. Il che ricordava un po’ lo scherno che un tempo, negli anni ’70, suscitava l’enfasi sul «ordine liberale-democratico» nei procedimenti di interdizione professionale, e la tendenza a dichiarare, un po’ per precauzione, un po’ per ironia, che naturalmente si stava saldamente sul terreno dell’ordine liberale-democratico…

Alcuni uffici regionali (dopotutto la Germania ha 17 autorità per la protezione della Costituzione) hanno subito dichiarato che manterranno questa categoria. Ciò che bisogna tenere presente è che non si tratta semplicemente di sezioni nei rapporti annuali, ma della struttura interna delle autorità stesse; le sezioni del rapporto rappresentano solitamente dipartimenti specializzati corrispondenti. E poi bisognerebbe ricordare quanto velocemente abbia conseguenze la sola dichiarazione che vi siano elementi di conoscenza; cosa recentemente dimostrata alla perfezione dal ministro della Cultura Wolfram Weimer.

A Colonia, in ogni caso, i funzionari che erano responsabili dei delegittimatori dovrebbero ora essere distribuiti in altri reparti. Naturalmente, il personale aggiuntivo assunto nel frattempo non verrà licenziato né trasferito ad altre autorità.

La situazione diventa però davvero spiacevole se si ricorda perché questa categoria è stata introdotta all’epoca.

«Con l’inizio della pandemia di coronavirus e l’applicazione delle misure restrittive statali per contrastare la situazione, in Germania si sono verificate discussioni sociali e azioni di protesta legittime contro tali misure. In alcuni casi, tuttavia, le opinioni espresse pubblicamente o le azioni di gruppi di persone e singoli individui sono andate oltre tale legittima protesta e hanno mostrato effettivi indizi di aspirazioni anticostituzionali.

Nel frattempo sono trascorsi più di cinque anni. È ampiamente dimostrato che le “misure restrittive statali” erano nel migliore dei casi inefficaci, ma proprio per questo motivo erano sostanzialmente incostituzionali. Che la “vaccinazione” imposta non era tale e che, al momento dell’approvazione, a parte la corruzione pura e semplice come nel caso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, è stato ignorato ogni requisito di sicurezza dei farmaci altrimenti usuale. Che la mortalità non si sia mai attestata a livelli tali da legittimare misure di questo tipo. Sì, persino la teoria secondo cui il virus deriverebbe da esperimenti statunitensi in un laboratorio di Wuhan non è più da tempo una teoria cospirativa azzardata, e l’intera ricerca sul “gain of function”, ovvero i tentativi di aumentare la trasmissibilità degli agenti patogeni, è ormai vista con estrema criticità.

Ma qual è la motivazione dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione per l’abolizione di questa categoria? Non certo che gli allora soggetti dell’osservazione avessero ragione con il loro punto di vista e la loro protesta. Perché dove si finirebbe se lo si ammettesse? No, la motivazione è solo che il gruppo di persone in questione si è nel frattempo ridotto a 1.500, e che queste possono essere monitorate altrove.

Per tre anni si è intervenuto massicciamente nella vita dei tedeschi. I verbali dell’Istituto Robert Koch dimostrano che le misure seguivano desideri politici. Le proteste contro queste misure, che hanno distrutto i legami sociali e lasciato innumerevoli danni psichici, sono state criminalizzate. La classificazione come soggetti di osservazione dei servizi segreti interni sotto la voce «delegittimazione dello Stato rilevante ai fini della tutela della Costituzione» era ancora uno dei mali minori; basti pensare alla violenza con cui sono state represse le manifestazioni e ai procedimenti penali con cui sono stati perseguiti i loro organizzatori.

Non lo si dirà mai abbastanza: col senno di poi, e tenendo conto dei dettagli ormai noti, le proteste erano legittime e le misure dello Stato illegittime. Misure che spesso portavano in sé la delegittimazione; basti pensare a come improvvisamente siano sorti veri e propri confini tra i distretti, con tanto di controlli, mentre i confini con i paesi vicini erano in linea di principio aperti. Si pensi all’isteria con cui i bambini sono stati costretti a studiare con le mascherine sul viso in aule gelide. L’elenco dei diritti fondamentali violati è lungo: inizia con la dignità umana, giorno dopo giorno, seguito dalla libertà di movimento, dalla libertà di esercitare la propria professione, dalla libertà di opinione e di riunione; persino l’inviolabilità del domicilio e l’integrità fisica sono state dichiarate beni di cui disporre a piacimento.

E coloro che allora si opposero, che cioè, in rappresentanza di tutti i loro concittadini, difesero i diritti fondamentali minacciati, oggi non vengono più considerati una categoria a sé stante di nemici della Costituzione solo perché molti di loro, con la scomparsa del motivo, non protestano più. Ma in fondo si continua a fare finta che allora andasse tutto bene, dall’isolamento fisico alle percosse fino alla diffamazione pubblica.

La cosa più strana è che ciò non corrisponde al comportamento che ci si aspetterebbe in caso di errore. Forse è difficile, ma in caso di errore è ipotizzabile che i protagonisti si scusino in seguito e ammettano un errore. Ciò non deve necessariamente significare la fine della carriera politica (anche se ciò che è iniziato nel 2020 era così vicino a un colpo di Stato che in realtà dovrebbe essere una questione di diritto penale). Anche l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione dovrebbe reagire in questo modo: non ritirare la categoria con una motivazione del genere, ma con delle scuse nei confronti delle persone osservate e l’ammissione di aver sbagliato come autorità.

Questo non succede. Tanto meno con la forza mediatica con cui all’epoca i non vaccinati venivano dichiarati appendici e i bambini portatori di germi letali. O, appunto, tutte le persone a cui tutta questa evoluzione stava sul cuore, nemici della Costituzione. Senza nemmeno rendersi conto che il grande vantaggio della democrazia consiste nel poter cambiare direzione quando si rivela sbagliata. Nella «nostra democrazia (TM)» non ci sono più cambi di rotta. E tanto meno errori ammessi.

Sì, è doloroso e vergognoso dover ammettere un errore del genere. Ma la pratica di una dittatura del coronavirus è stato ancora l’errore minore. Tuttavia, da allora si è continuato su questa strada, promuovendo ad esempio la guerra in Ucraina e il genocidio a Gaza, e tutto ciò che durante il Covid si era delineato come una limitazione della democrazia è stato da allora portato avanti e ulteriormente rafforzato. Si può tornare in strada e fare la spesa come prima, ma non si può tornare a scrivere e dire ciò che si pensa, e l’elenco delle misure punitive ha continuato a crescere costantemente.

Questo è poi, alla fine, il problema decisivo, il motivo per cui la fine di questa categoria purtroppo non rappresenta un progresso, una presa di coscienza – solo se tutto ciò non fosse stato un errore, un terribile errore (e le persone possono sbagliare non solo un po’, ma terribilmente), bensì un intento; se quindi gli attacchi ai diritti fondamentali fossero stati almeno un beneficio collaterale, se non l’obiettivo vero e proprio, allora un’ammissione, una richiesta di perdono sarebbe impossibile.

In realtà prevale probabilmente la speranza che, con tutto questo clamore bellico tutt’intorno, possa bastare fingere che non sia successo nulla. Sì, fino ad oggi in Germania non si è nemmeno riusciti ad amnistiare tutte le infrazioni – del tutto ingiustificate – relative al coronavirus, come dimostrano i procedimenti ancora in corso per i certificati di esenzione dalla mascherina. Perché le ostilità create allora, questi opportunisti “messi in allerta”, servono ancora.

Allora era uno dei pensieri che mi passavano per la testa, quando la propaganda diventava così forte che poteva trattarsi solo di prepararsi mentalmente a una guerra. Oggi, sei anni dopo, ciò è più che dimostrato. È stato persino tirato fuori dall’armadio e rispolverato il termine «idoneo alla guerra». Ed è quasi sorprendente che l’Ufficio per la protezione della Costituzione non abbia sostituito immediatamente una categoria con un’altra: quella del «rifiuto di idoneità alla guerra rilevante ai fini della protezione della Costituzione».

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