Berlino, Germania (Weltexpress). Un’analisi della CIA, presumibilmente segreta, mette in guardia da tensioni sociali esplosive. Crisi economica, controversia sul servizio militare obbligatorio, veterani armati, violenza dei coloni e lotte di potere potrebbero destabilizzare il Paese. A pochi giorni dalle elezioni parlamentari sorge la domanda: Israele sta per affrontare una prova di resistenza interna?
A poche settimane dalle elezioni parlamentari in Israele, secondo quanto riportato da due testate statunitensi, Drop Site News e Capital & Empire, sui tavoli dei servizi segreti americani giace un insolito avvertimento riguardante Israele. Il sito di notizie statunitense Drop Site News ha riportato il 5 ottobre un articolo dal titolo «Un rapporto della CIA avverte che Israele potrebbe andare incontro a una guerra civile e a un collasso totale». Una valutazione presumibilmente segreta della CIA, che sarebbe stata fatta trapelare al portale di notizie, avrebbe addirittura parlato di un imminente «collasso interno» di Israele.
La valutazione della CIA vede Israele a rischio di precipitare in un conflitto interno aperto o addirittura in un collasso dello Stato. Gli autori del rapporto – secondo Drop Site News – non avrebbero parlato di uno sviluppo inevitabile in questa direzione, ma solo di un «cocktail esplosivo» composto da pressioni economiche, rischi di guerra, controversie sul servizio militare obbligatorio e una crisi costituzionale. Una delle fonti avrebbe sintetizzato la situazione al portale di notizie come segue: Israele sarebbe «a una scintilla di distanza da un vero conflitto interno», ovvero «one spark away from real internal conflict». A una richiesta di chiarimenti da parte della redazione, la CIA non avrebbe risposto, ma non avrebbe nemmeno smentito nulla.
Drop Site News è un media gestito da giornalisti investigativi esperti. L’organizzazione Media Bias/Fact Check classifica Drop Site News come politicamente di sinistra, ma attribuisce ai suoi articoli un’elevata credibilità. La notizia si è diffusa nel giro di due giorni tramite Novara Media, Raw Story, TRT, Anadolu, il Tehran Times e altri media. Non vi è alcuna dichiarazione della CIA al riguardo. Anche le autorità governative israeliane non si sono espresse.
Il documento della CIA, presumibilmente redatto ad agosto, avrebbe il titolo «Fracture From Within» («Frattura dall’interno») e provenirebbe dal dipartimento «Red Cell» della CIA. Si tratta dell’unità istituita dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 con lo scopo di mettere in discussione le ipotesi prevalenti e di evidenziare i punti ciechi nelle analisi dominanti.
I documenti della Red Cell non devono quindi essere confusi con una valutazione di situazione consensuale dell’«Agenzia». Il loro scopo è semplicemente quello di ipotizzare scenari alternativi, compresi quelli che contraddicono l’opinione maggioritaria. È proprio questo che rende politicamente esplosiva la valutazione, ora resa nota, degli sviluppi di politica interna in Israele a così poca distanza dalle elezioni della Knesset del 27 ottobre.
Secondo quanto riportato dal Times of Israel e dal Jerusalem Post, la Knesset porterà così a termine un’intera legislatura per la prima volta dal 1988. Il 37° governo israeliano, formato alla fine di dicembre 2022, sarebbe il primo dal 1973 a completare l’intero mandato, e ciò sotto la guida di Netanyahu. I sondaggi su cui si basa il documento della CIA non vedono né lo schieramento di Netanyahu né quello dell’opposizione sionista sicuri di raggiungere i 61 seggi necessari per ottenere la maggioranza nella Knesset, composta da 120 membri. I partiti arabi e le liste ultraortodosse formano blocchi a sé stanti. Una coalizione in grado di agire non sarebbe quindi garantita nemmeno dopo il giorno delle elezioni.
Secondo quanto riportato dalle fonti, la valutazione della Red Cell mette in luce diverse linee di tensione che si sovrappongono alla vigilia delle elezioni.
In primo luogo: l’economia
Anni di elevate spese militari e ripetute chiamate alle armi dei riservisti, che sono stati così sottratti all’economia, avrebbero fortemente ridotto il margine di manovra economico interno di Israele. I generi alimentari, compresa la frutta e la verdura fresca, sarebbero diventati più cari del 9,5 per cento in due anni. Non si tratta di una nota a margine: l’aumento del costo della vita era già un tema centrale della politica interna prima del 7 ottobre 2023, il giorno dell’attacco di Hamas. La guerra e la mobilitazione hanno ulteriormente aggravato l’inflazione, senza che il governo abbia attuato un programma di sostegno convincente.
In secondo luogo: il pericolo rappresentato dai soldati di ritorno dal fronte.
La valutazione della Red Cell descrive un gran numero di veterani pesantemente armati, molti dei quali affetti da gravi disturbi psicologici a seguito di lunghe missioni a Gaza e su altri fronti, che stanno tornando alla vita civile. Una delle due fonti statunitensi ha fatto a Drop Site News un paragone con i Freikorps della Repubblica di Weimar: uomini traumatizzati e armati, il cui potenziale di violenza non è più completamente sotto il controllo della politica. Il paragone è stato espressamente formulato come analogia, non come equiparazione. Ciò avviene in un contesto di forte allentamento delle politiche sul possesso privato di armi. A seguito di una modifica normativa nel 2018 e di un massiccio aumento delle licenze d’armi dopo il 7 ottobre 2023, i soldati congedati possono conservare più facilmente i fucili d’assalto. Il rapporto non dice se da ciò nascerà un ambiente paramilitare. Si limita semplicemente a evidenziare il rischio.
Terzo: la controversia sul servizio militare obbligatorio
Da decenni gli uomini ultraortodossi sono in gran parte esentati dal servizio militare e allo stesso tempo percepiscono prestazioni statali. I loro rabbini lo giustificano con la priorità dello studio (religioso) della Torah. Dopo ripetute ondate di richiamo dei riservisti, costretti ad abbandonare lavoro e famiglia, questa eccezione è diventata, secondo Red Cell, la linea di frattura sociale più netta in Israele. La valutazione la definisce una delle divisioni politiche più profonde del Paese. L’aritmetica di coalizione per la formazione di un nuovo governo e la rabbia della popolazione, che scende in piazza, sembrano tirare in direzioni opposte: Netanyahu ha bisogno dei partiti ultraortodossi, mentre il centro laico israeliano percepisce l’esenzione dal servizio militare dei giovani ultraortodossi come un’ingiustizia.
Quarto: la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata
Le fonti descrivono un’escalation che il documento della Red Cell valuta come un acceleratore di tensioni interne, non solo come un problema legato all’occupazione. Gli scontri tra coloni, esercito e popolazione palestinese generano immagini che vengono viste e interpretate in modo diverso sia in patria che all’estero: dagli israeliani come una necessaria misura di sicurezza da parte della potenza occupante e dal resto del mondo come una perdita di controllo da parte dello Stato nei confronti di estremisti violenti, brutali e pesantemente armati.
Quinto: la lotta di potere di Netanyahu
Il rapporto individua una presunta crisi costituzionale, alimentata dal tentativo del primo ministro Netanyahu di mantenersi in carica. La riforma giudiziaria del 2023, che ha scatenato proteste di massa e che è stata solo messa in secondo piano dalla guerra, è considerata irrisolta. Un attacco centrale dell’opposizione mira alle mancanze in materia di sicurezza del 7 ottobre, secondo cui Netanyahu sarebbe stato a conoscenza dell’imminente attacco di Hamas e non avrebbe fatto nulla di proposito per avere un pretesto per la sua politica di pulizia etnica a Gaza. Secondo Drop Site News, la valutazione rileva al contempo che gran parte dell’opposizione sionista non mette in discussione la brutale durezza di Netanyahu nei confronti dei palestinesi, ma che le sue critiche si riferiscono esclusivamente a determinati aspetti della gestione della guerra da parte di Netanyahu e ai relativi costi in politica interna.
A ciò si aggiunge l’isolamento internazionale. Secondo un sondaggio Pew citato da Drop Site News, fino alla primavera del 2026 il 60 per cento degli americani aveva un’opinione sfavorevole di Israele, sette punti in più rispetto all’anno precedente. Un altro sondaggio del luglio 2026 condotto da Capital & Empire, a cui fa riferimento il documento della CIA, indicherebbe addirittura che gli stessi rappresentanti ufficiali del governo israeliano ammettono che il consenso statunitense a sostegno di Israele si sta sgretolando e che gli aiuti militari statunitensi, finora garantiti e ammontanti a miliardi, stanno diventando politicamente vulnerabili.
La risposta di Gerusalemme – secondo Red Cell – sarebbe il tentativo di instaurare un legame più profondo con l’esercito, i servizi segreti e l’industria degli armamenti degli Stati Uniti e di penetrarli, creando così legami che un futuro governo statunitense potrebbe sciogliere solo con maggiore difficoltà. Una delle fonti di Drop Site News ha parlato di una crescente frustrazione all’interno dell’apparato statunitense riguardo al capitale politico e reale speso per un Paese che spia gli Stati Uniti e che ha trascinato l’America in una guerra «che noi (gli Stati Uniti) stiamo perdendo». Si tratta della valutazione di una delle fonti e non di una posizione comprovata della CIA.
Si dice che Red Cell abbia anche simulato scenari futuri in cui una singola scintilla potrebbe trasformare le divisioni politiche interne in un conflitto aperto. Le aziende straniere del settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale potrebbero ritirare capitali e personale. Inoltre, i governi regionali potrebbero rivalutare politicamente la normalizzazione. Hamas o Hezbollah potrebbero approfittare di una fase di debolezza interna.
È evidente ciò che la valutazione, secondo quanto riportato dalle fonti, tralascia. Essa si riferisce essenzialmente ai cittadini ebrei e lascia fuori i cittadini arabi – circa un quinto della popolazione di Israele. Il loro status è definito da decenni dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani come strutturalmente svantaggiato, un’espressione che descrive con cautela diplomatica il regime di apartheid sionista. Un’analisi sul disgregarsi interno di Israele che, come il documento della Red Cell, modella solo gli sviluppi all’interno della maggioranza ebraica, trascura così un altro terreno di conflitto esplosivo.
Ciononostante, l’analisi della Red Cell descrive accuratamente le fratture ben note che dividono la popolazione ebraica di Israele: il servizio militare obbligatorio, il costo della vita, il pericolo latente rappresentato dai veterani armati, nonché la violenza brutale e incontrollata dei coloni durante le «pulizie» etniche dei villaggi palestinesi, il conflitto costituzionale, il calo del sostegno statunitense. Si tratta di fatti politici noti anche al di fuori dell’analisi «Red Cell» della CIA. Resta tuttavia da vedere se le crescenti contraddizioni nella società israeliana siano sufficienti ad accendere la scintilla di una guerra civile e a provocarne il collasso.
















