governo dell’UE a Bruxelles, la candidata alla presidenza francese ha tenuto una conferenza stampa nella stessa sede per illustrare le sue idee sulla limitazione dei poteri dell’UE e sul recupero dei margini di manovra nazionali.
La conferenza stampa di Marine Le Pen si è tenuta il 14 ottobre 2026 a Bruxelles. I critici dell’UE l’hanno vista come una sorta di contro-conferenza al vertice dei capi di Stato e di governo dell’UE, che il giorno successivo hanno discusso, sempre a Bruxelles, del quadro finanziario settennale dell’Unione Europea per gli anni dal 2028 al 2034; senza successo, come ormai si sa.
Marine Le Pen è la ben nota figura di spicco del partito più forte di Francia, il partito di opposizione «Rassemblement National (RN)», che può essere tradotto come «Raggruppamento Nazionale». Allo stesso tempo, Marine Le Pen è una candidata promettente per la vittoria alle elezioni presidenziali fissate per il 18 aprile 2027.
In questo contesto, è degno di nota il fatto che in Germania i grandi «media di qualità», come si autodefiniscono, abbiano ampiamente ignorato l’intervento di Le Pen a Bruxelles. Infatti, durante la conferenza stampa di Le Pen, l’attenzione si è concentrata sui suoi piani per limitare i poteri della Commissione europea e sulla sua determinazione a riconquistare margini di manovra nazionali per la Francia.
Un elemento centrale del suo intervento è stata la richiesta di riportare la Commissione europea al ruolo di segretariato al servizio degli Stati membri. Le Pen ha descritto questo aspetto come il fulcro di un’«Europa delle nazioni». In questo modello di Europa, già ribadito dal generale de Gaulle, i governi nazionali dovrebbero mantenere la legittimità democratica e il potere decisionale su tutte le leggi e le misure di portata nazionale.
Invece, dietro le quinte di Bruxelles, le élite globali dei governi dei paesi dell’UE, in collaborazione con la Commissione europea e spinte dai 6.000 lobbisti con sede a Bruxelles , per privare gradualmente sempre più i loro parlamenti nazionali del potere e trasferirne i poteri decisionali alla Commissione europea, che opera in modo autoritario. Un esempio lampante è, ad esempio, la totale privazione di potere dei parlamenti nazionali, dapprima nelle questioni di commercio estero, poi nella politica commerciale estera, quindi nell’imposizione di sanzioni commerciali e finanziarie fino al divieto di importazione di petrolio e gas russi. In tutte queste misure, né il Bundestag tedesco, né il Parlamento francese, né qualsiasi altra assemblea rappresentativa nazionale dei paesi dell’UE hanno avuto voce in capitolo. Tutto ciò è stato invece gestito sulla base delle disposizioni vaghe dell’articolo 29 del Trattato sull’Unione europea (TUE), che recitava:
«Il Consiglio adotta decisioni che definiscono la posizione dell’Unione su una determinata questione di natura geografica o tematica. Gli Stati membri provvedono affinché le loro politiche nazionali siano conformi alle posizioni dell’Unione.»
Ebbene, il Consiglio dell’UE è composto da rappresentanti dei governi dei rispettivi paesi membri, ovvero rappresentanti dell’élite globalista dell’UE, che a Bruxelles, a porte chiuse, stringono patti, agiscono in collusione e prendono decisioni vincolanti per tutti i paesi dell’UE. Infatti, tutti i paesi membri dell’UE sono giuridicamente obbligati ad allineare le proprie politiche nazionali a queste posizioni comuni del Consiglio.
Questo articolo è lo strumento centrale della «Politica estera e di sicurezza comune (PESC)» dell’UE e viene utilizzato, tra l’altro, come base giuridica per le sanzioni dell’UE. Attraverso queste disposizioni vaghe, la Commissione europea, di concerto con il Consiglio dell’UE, si è appropriata del potere decisionale non solo in materia di commercio estero, ma anche in materia di guerra e pace, escludendo completamente l’influenza dei parlamenti nazionali in queste decisioni di vitale importanza.
E poi c’è il cosiddetto «Parlamento europeo» (PE). Esso non gode nemmeno del diritto fondamentale di ogni parlamento democratico, ovvero quello di presentare e approvare autonomamente iniziative legislative. Ciò è risultato fin dall’inizio troppo pericoloso per i globalisti dell’UE, poiché in tal modo la volontà popolare avrebbe potuto effettivamente prevalere. No, il PE può solo discutere e avallare i progetti di legge (denominati direttive) della Commissione europea, cosa per cui è ben noto.
Il PE è un’istituzione che ha lo scopo di conferire una parvenza di democrazia alle decisioni del Consiglio dell’UE e della Commissione europea. Marine Le Pen e il suo partito RN sono fermamente determinati a porre fine a questa farsa, cosa che, tra l’altro, in Germania è l’obiettivo dell’AfD e della sua presidente Alice Weidel.
A Bruxelles, Le Pen ha insistito, tra l’altro, affinché le istituzioni europee tornino al loro compito originario, ovvero sostenere la cooperazione tra gli Stati, senza però estendere le proprie competenze o prendere decisioni al di sopra degli Stati membri per poi imporle alle loro popolazioni. Le Pen ha sottolineato che le istituzioni dovrebbero esercitare solo le competenze espressamente previste e definite dagli Stati. Tutto ciò che esula da tali competenze deve essere interrotto.
In questo contesto, Le Pen ha citato diversi ambiti politici in cui, a suo avviso, la Commissione va oltre le basi contrattuali o rivendica competenze che non le spettano. Tra questi figurano il Green Deal come riorganizzazione ecologica della politica economica, l’allargamento dell’Unione e il sostegno finanziario ai paesi candidati all’adesione, il sostegno finanziario all’Ucraina, gli aiuti allo sviluppo e la diplomazia. Ha criticato anche il progetto di istituire un servizio segreto europeo, poiché nei trattati non esiste alcuna base di competenza in tal senso.
Inoltre, Le Pen si è espressa a favore dell’abolizione o della limitazione di determinati organi, tra cui il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni. Anche nei settori della sanità, della sicurezza e della diplomazia internazionale, la Commissione non dovrebbe più operare come ha fatto finora.
Le Pen ha collegato queste proposte istituzionali all’obiettivo di riconquistare una maggiore sovranità nazionale per la Francia. Ha affermato che negli ultimi dieci anni è stata attuata una visione europea che era l’esatto contrario di ciò che lei sosteneva. Si voleva un’Europa potente e se ne è ottenuta una impotente. Si aspirava alla sovranità europea e invece si è ottenuto un indebolimento della sovranità nazionale.
Allo stesso tempo, ha dichiarato che la politica della Francia sotto la sua presidenza non sarà diretta contro l’Europa. Il suo approccio mira a strutturare la cooperazione in modo tale da rispettare gli interessi nazionali e la sovranità degli Stati. Ha parlato di partenariati che devono basarsi sulla fiducia e sul rispetto delle sovranità, sottolineando il ruolo politico particolare della Francia in Europa, che intende riattivare.
In ambito finanziario, Le Pen ha annunciato di voler limitare il contributo netto della Francia al bilancio dell’UE a un massimo di cinque miliardi di euro all’anno. Ciò rientra in un piano di austerità globale con cui intende risanare le finanze pubbliche francesi. Ha respinto l’idea che il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034 venga approvato prima delle imminenti elezioni in Francia e in altri Stati membri come Spagna, Italia e Polonia. Ha definito una decisione del genere prima delle elezioni uno scandalo democratico e un segno di disprezzo da parte della Commissione nei confronti dei processi democratici. Ha previsto che, nel tentativo di far valere le sue idee, potrebbe verificarsi una prova di forza con la Commissione e altri capi di governo.
Altri punti riguardano le frontiere esterne e l’allargamento. Le Pen ha dichiarato di voler istituire in futuro veri e propri confini esterni europei, che rafforzerebbero i confini nazionali. Allo stesso tempo, si è espressa contro qualsiasi allargamento dell’Unione nella situazione attuale, poiché ciò potrebbe mettere a rischio la già fragile coesione e l’equilibrio economico del mercato interno. Ha inoltre invocato una riduzione della burocrazia europea, dei controlli eccessivi e delle spese superflue.
Le dichiarazioni di Le Pen alla conferenza stampa di Bruxelles si sono quindi concentrate su un riorientamento istituzionale, in cui la Commissione verrebbe ridimensionata a una funzione di segretariato di supporto e il potere decisionale verrebbe maggiormente ancorato ai governi nazionali. Le misure concrete comprendono i contributi finanziari, la cessazione di determinati settori politici al di fuori delle competenze vigenti, il rifiuto di una decisione di bilancio anticipata e il rafforzamento dei margini di manovra nazionali nel quadro di un’«Europa delle nazioni».

















