Berlino, Repubblica Federale Tedesca (Weltexpress). Enormi profitti grazie all’11 settembre con le opzioni put. Danza di gioia israeliana mentre venivano riprese le torri del WTC in fiamme. Affermazione: l’11 settembre sarebbe stato «l’attuazione di piani» «elaborati già negli anni ’70 dai sionisti affinché gli Stati Uniti conducessero le guerre israeliane contro gli arabi».
Una delle tante curiosità relative all’11 settembre che non sono mai state investigate è stata la vertiginosa impennata delle «opzioni put», il che implica una sospetta conoscenza anticipata dell’attacco terroristico al World Trade Center (WTC). Già a partire dal 6 settembre, alla Borsa di New York si scommetteva con le opzioni put sul calo dei titoli azionari, soprattutto di quelle società che sarebbero state colpite negativamente dal disastro dell’11 settembre. Poiché nessun altro era a conoscenza in anticipo dell’imminente tragedia, le opzioni put erano a basso prezzo e, dopo l’attacco terroristico, l’effetto leva era pari a 25. Ciò significa che acquirenti delle opzioni put, tuttora sconosciuti, hanno potuto incassare, per ogni milione di dollari USA scommesso il 12 settembre, la somma di 25 milioni di dollari USA.
La fonte scientifica probabilmente più autorevole su questo argomento è uno studio del finanzista Allen M. Poteshman dell’Università dell’Illinois (Allen M. Poteshman, «Unusual Option Market Activity and the Terrorist Attacks of September 11, 2001»). In esso l’autore analizza il mercato delle opzioni concentrandosi su American Airlines (AMR) e United Airlines (UAL), nonché su un indice delle compagnie aeree e sull’indice azionario S&P 500 nei giorni immediatamente precedenti l’11 settembre. La sua conclusione è degna di nota: «Si sono registrati acquisti insolitamente elevati di opzioni put…, compatibili con l’ipotesi che investitori informati abbiano agito sulla base di informazioni privilegiate».
All’epoca, le malelingue sostenevano che le tracce degli ordini di acquisto conducessero in Israele. Ufficialmente, le indagini sull’identità degli acquirenti delle opzioni put sarebbero fallite a causa della normativa vigente in materia di tutela del segreto finanziario. In altri casi, tuttavia, questa legge viene interpretata con grande libertà dall’agenzia delle entrate statunitense IRS.
A proposito di Israele e dell’11 settembre. Si ricorda il gruppo degli «israeliani danzanti», che filmavano con evidente gioia il crollo delle torri del WTC. Secondo la versione ufficiale dell’FBI, l’11 settembre 2001 nel New Jersey alcuni testimoni hanno osservato cinque dipendenti israeliani della ditta di traslochi Urban Moving Systems che, dalla sponda opposta dell’Hudson, filmavano le torri del WTC in fiamme ridendo a crepapelle, battendosi le mani e apparendo di ottimo umore. Una residente ha allertato la polizia.
Gli uomini sono stati arrestati nel pomeriggio a bordo del loro furgone aziendale. Sono stati rinvenuti in loro possesso passaporti israeliani, contanti, foto delle torri e un taglierino.
L’FBI li avrebbe indagati per settimane in merito a possibili informazioni privilegiate o legami con i servizi segreti. Secondo quanto emerso, erano innocui e sono stati tutti espulsi verso Israele già all’inizio di novembre 2001 per violazioni relative al visto. Quando le tracce conducono in Israele, le indagini penali si scontrano rapidamente con un muro di gomma, indipendentemente dal fatto che si tratti di un attentato terroristico che scuote l’intero Paese o del non meno sconvolgente ricatto organizzato ai danni dell’élite politica di Washington in relazione ad abusi su minori.
Il modello di business di Jeffrey Epstein consisteva nel fornire «carne fresca» a politici e VIP statunitensi influenti ma perversi, per poi documentare con telecamere nascoste gli abusi sui minori per conto dei suoi committenti del Mossad. Oltre agli ingenti contributi finanziari della lobby sionista sotto forma di donazioni per la campagna elettorale a importanti membri del Congresso statunitense, i video compromettenti di Epstein potrebbero costituire l’altra parte della spiegazione del motivo per cui praticamente l’intero Congresso degli Stati Uniti, compreso il governo americano, indipendentemente dal presidente in carica, sia profondamente nelle tasche degli estremisti sionisti in Israele.
Quando Donald Trump era in campagna elettorale per il suo secondo mandato nel 2024, promise che, una volta eletto presidente degli Stati Uniti, avrebbe avviato una nuova, questa volta vera, indagine sugli eventi dell’11 settembre, con testimoni che avrebbero deposto sotto giuramento. Ma da allora Trump ha dimenticato anche questa promessa, probabilmente perché troppe tracce conducono a Israele. Nella stessa categoria rientra anche la pubblica assicurazione di Trump di fare piena luce sui crimini dell’agente del Mossad Epstein e dei suoi «clienti», che avevano visitato l’isola privata caraibica del pedofilo a bordo del Boeing di Epstein, soprannominato «Lolita Express».
Giusto in tempo per il 25° anniversario, il politologo Kees van der Pijl ha annunciato un nuovo libro, «Israel and 9/11». In esso, sulla base delle sue ricerche, giunge alla conclusione che la versione ufficiale dell’11 settembre, tuttora in vigore, secondo cui gli attentati sarebbero stati compiuti da al-Qaeda sotto la guida di Osama bin Laden, è stata smentita e che i veri responsabili sarebbero stati «gli israeliani e i sionisti all’interno del governo statunitense».
Nell’ultimo numero della rivista di attualità Hintergrund (10.9.2026) van der Pijl ha presentato alcuni dei risultati delle sue ricerche in un articolo intitolato «Gli attentati dell’11 settembre – 25 anni dopo». Questi risultati sono già correttamente riassunti nel sottotitolo del suo articolo, ovvero: «La teoria ufficiale del complotto è stata smentita. Si tratta di identificare i veri responsabili e le loro motivazioni». A tal proposito, l’autore si immerge innanzitutto a fondo nella storia criminale dei terroristi sionisti.
Secondo le ricerche di van der Pijl, il piano per la «guerra degli Stati Uniti contro il terrorismo (arabo)» non è stato ideato da George W. Bush a Washington nel 2001, ma era già stato sviluppato come concetto in Israele nel 1979.
Van der Pijl scrive che, a partire dal 1979, il Likud, guidato dai terroristi sionisti Menachem Begin e Yitzhak Shamir, avrebbe apertamente sostenuto che gli Stati Uniti dovessero condurre le guerre di Israele all’insegna di una «guerra contro il terrorismo».
Già cinque anni dopo, nel 1984, si sarebbe tenuta a Washington una «conferenza statunitense-israeliana ad alto livello». In quella sede sarebbe stata sostenuta la tesi secondo cui le misure militari degli Stati Uniti contro i vicini di Israele sarebbero state giustificate «nel caso in cui si fosse verificato un grave attacco terroristico – un “Big Bang” – che andasse ben oltre un normale dirottamento aereo». Negli anni successivi, i funzionari israeliani avrebbero chiarito «che si sarebbe dovuto trattare di un attacco terroristico contro gli stessi Stati Uniti». Come prova, van der Pijl cita il volume pubblicato da Benjamin Netanyahu nel 1986, intitolato «Terrorism. How the West Can Win».
Per Van der Pijl, l’11 settembre è stato «l’attuazione di piani» «che erano stati elaborati già alla fine degli anni ’70, dopo che la leadership israeliana aveva iniziato a dubitare della propria capacità di sopravvivere, da sola, a un’altra grande guerra con i propri vicini arabi».
Note:
Vedi gli articoli
- Le questioni irrisolte di Ground Zero – Serie: 25 anni dopo l’11 settembre (Parte 1/6) di Rainer Rupp
- Solo pochi secondi di differenza rispetto a un sasso in caduta libera – Serie: 25 anni dopo l’11 settembre (Parte 2/6) di Rainer Rupp
- «Come può l’alluminio di un aereo perforare quell’acciaio?» – Serie: 25 anni dopo l’11 settembre (Parte 3/6) di Rainer Rupp
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