Berlino, Germania (Weltexpress). La revoca della sospensione del Comitato Olimpico Russo (ROC) da parte del CIO non ha suscitato reazioni né unanimi né particolarmente accese nell’Occidente. L’Ucraina e i Paesi nordici hanno protestato con veemenza. I principali governi occidentali, invece, hanno mantenuto un atteggiamento di cautela.
A quasi tre anni dall’imposizione della sanzione, il 7 luglio 2026 il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha revocato in via provvisoria la sospensione del Comitato Olimpico Russo (ROC). Questa decisione è stata resa possibile dopo che le organizzazioni sportive regionali delle quattro ex regioni ucraine del Donbass, che nel 2022 hanno aderito alla Federazione Russa tramite referendum, sono state temporaneamente escluse dal Comitato Olimpico Russo nazionale. Proprio questo, ovvero l’appartenenza delle quattro regioni del Donbass al ROC, era stato all’epoca utilizzato dal CIO come pretesto per la sospensione della Russia.
Il Comitato Olimpico Russo (ROC) si è inoltre impegnato a non svolgere più alcuna attività in queste regioni in futuro. Il CIO ha annunciato che monitorerà attentamente il rispetto di tale impegno. Come conseguenza diretta, gli atleti russi possono ora partecipare nuovamente alle competizioni internazionali, nel rispetto delle regole delle rispettive federazioni sportive.
Restrizioni permanenti
Nonostante l’allentamento delle restrizioni, permangono chiari limiti:
– Nessun evento del CIO si terrà in Russia.
– I rappresentanti del governo russo non saranno invitati agli eventi del CIO.
Una decisione definitiva sull’uso della bandiera russa, dell’inno e dei simboli nazionali ai Giochi Olimpici del 2028 a Los Angeles sarà presa in un secondo momento.
Vittoria politica per Mosca
Il ministro dello Sport russo Michail Degtjarjow ha accolto con grande favore la decisione. Ciò significa che la Russia è tornata e siede «al tavolo delle trattative». Questo apre la strada al pieno ritorno delle squadre nazionali russe alle competizioni internazionali e, a tal fine, ha annunciato ulteriori sforzi diplomatici.
La revoca della sospensione è vista a livello internazionale come un chiaro successo per la Russia; allo stesso tempo, però, anche come una dura battuta d’arresto non solo per l’Ucraina, ma anche per tutte le voci occidentali che per anni avevano insistito per un isolamento totale dello sport russo.
Tuttavia, l’esclusione degli atleti russi aveva causato per tre anni una crescente frustrazione in molte federazioni internazionali, poiché molte di queste dipendono dalla partecipazione degli atleti russi – sia per le entrate che per la qualità sportiva delle competizioni.
Con solo un piccolo gruppo di paesi occidentali di secondaria importanza che continuava a insistere su una completa esclusione della Russia, il mantenimento del divieto era diventato sempre più insostenibile. La recente decisione del CIO segna quindi una svolta: gli atleti russi sono tornati sulla scena internazionale – a condizioni chiaramente definite, ma notevolmente allentate.
Forte disapprovazione da parte dell’Ucraina
Il Ministero degli Esteri ucraino ha parlato di un «segnale preoccupante» e ha chiesto di continuare a escludere i simboli di Stato russi. Il Comitato Olimpico Nazionale dell’Ucraina (NOC Ukraine) si è espresso in modo ancora più chiaro. Ha «disapprovato fermamente la decisione del Comitato Esecutivo del CIO», definendola «affrettata» e «ingiustificata». La decisione sarebbe stata presa senza tenere sufficientemente conto delle circostanze effettive, ovvero della guerra di aggressione russa ancora in corso.
Anche alcuni atleti ucraini si sono uniti a queste critiche. Lo skeletonista ucraino Vladislav Geraskevich, ad esempio, recentemente balzato agli onori della cronaca per una controversia relativa a un messaggio politico sul suo casco, ha definito la decisione del CIO «assolutamente vergognosa» e «la decisione sbagliata». Ha esortato gli altri Comitati Olimpici Nazionali ad assumere congiuntamente una posizione chiara, arrivando persino a menzionare il blocco dei visti e l’ipotesi di un boicottaggio.
Soprattutto i piccoli ma agguerriti Stati baltici e altri paesi nordici hanno mosso aspre critiche alla decisione del CIO. Il Comitato Olimpico e Paralimpico Norvegese, ad esempio, si è schierato chiaramente contro il ritorno degli atleti russi sulla scena internazionale.
Sorprendente cautela da parte dei principali paesi occidentali.
Sono state poche le prese di posizione ufficiali dei Comitati Olimpici Nazionali e quasi nessuna la reazione diretta dei governi dei principali paesi occidentali come Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Polonia o Francia. I resoconti dei media parlano di «reazioni negative in alcuni ambienti» e di «forte opposizione soprattutto da parte dei dirigenti sportivi europei» – non si registra tuttavia un rifiuto ampio e unanime.
Alcune federazioni sportive internazionali (ad esempio la FIFA) hanno annunciato di voler prima analizzare la decisione e poi procedere caso per caso. Tuttavia, alcune altre organizzazioni internazionali di atleti, come Global Athlete e FairSport, hanno criticato aspramente il CIO, accusandolo di abbassare gli standard e di minare i principi dell’Idea Olimpica, mentre allo stesso tempo non chiedono alcuna misura contro i guerrafondai israeliani e statunitensi che attaccano l’Iran e contro i criminali di genocidio nella Striscia di Gaza.
La presidente del CIO, Kirsty Coventry, ha difeso la decisione della sua organizzazione sostenendo che gli atleti non dovrebbero essere puniti per le azioni dei propri governi. Allo stesso tempo, la condanna della guerra di aggressione russa rimane in vigore e si continuerà a monitorare attentamente gli sviluppi. I rappresentanti del governo russo rimangono esclusi dagli eventi.
Conclusione
Le reazioni delle altre nazioni sono state finora nettamente più moderate rispetto a quelle dell’Ucraina. Mentre la Russia celebra giustamente la decisione come un successo e alcune federazioni sportive nordiche protestano, la maggior parte dei governi occidentali mantiene un atteggiamento di cautela. Molti sembrano lasciare che siano le rispettive federazioni sportive a occuparsi degli ulteriori sviluppi. Resta da vedere se nei prossimi giorni e settimane si formerà un’opinione critica più diffusa, soprattutto alla luce delle qualificazioni in corso per i Giochi Olimpici del 2028 a Los Angeles.















