
Roma, Repubblica Italiana (Weltexpress). La scorsa settimana i senatori a Roma hanno approvato, con 81 voti a favore, 51 contrari e sette astensioni, una legge che getta le basi normative per la costruzione di centrali nucleari. In precedenza, anche i deputati della Camera dei Deputati avevano votato a maggioranza a favore. Tuttavia, non è stata decisa né annunciata la costruzione di nemmeno una centrale nucleare.
Ora il governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrà tempo, nei prossimi dodici mesi, per elaborare decreti che forniscano risposte in merito alle ubicazioni, alla sicurezza e allo smaltimento delle scorie nucleari. A quanto pare, il governo Meloni non punta su poche grandi centrali nucleari, bensì sui cosiddetti «reattori modulari di piccole dimensioni», comunemente definiti «mini-centrali nucleari». Parti di queste centrali, che hanno una potenza nettamente inferiore, dovrebbero essere prodotte in serie nelle fabbriche e assemblate in loco. Se necessario, dovrebbero poter sorgere anche due, tre o più centrali nucleari dotate di sistemi di sicurezza passivi per il raffreddamento delle barre di combustibile in un unico sito, in ogni caso proprio dove c’è bisogno di elettricità.
In ogni caso, la Repubblica Italiana non tornerà nel «club nucleare» mondiale con le proprie sole forze. Mancano le competenze e le capacità. Ciò vale però anche per l’energia elettrica a basso costo, che scarseggia. Pertanto, ogni governo a Roma dovrà attingere pesantemente alle tasche dei propri cittadini e probabilmente indebitarsi ulteriormente per poter fornire energia elettrica a basso costo a ciò che resta dell’industria ad alto consumo energetico nel nord della penisola appenninica, prima che anche questa chiuda i battenti perché la concorrenza in altri Stati produce prodotti migliori e più economici.
















