Berlino, Repubblica Federale Tedesca (Weltexpress). La politica sull’Ucraina dei “eunuchi” di Bruxelles fallisce di fronte alla realtà. In un colloquio con il politologo norvegese Glenn Diesen il 25 ottobre 2026, l’ex alto diplomatico dell’ONU Michael von der Schulenburg ha tracciato un quadro cupo per l’Europa.
Un Parlamento in modalità bellica
Il Parlamento europeo discute di pace, ma, secondo l’impressione dell’eurodeputato Michael von der Schulenburg, parla soprattutto della guerra in Ucraina. Con la sua politica sull’Ucraina, la leadership europea si è cacciata in un vicolo cieco dal quale difficilmente riuscirà a uscire senza ammettere i propri errori, sostiene l’ex diplomatico dell’ONU nella intervista su YouTube con il prof. Diesen.
Il Parlamento è completamente scollegato dalla realtà, afferma in sostanza von der Schulenburg. Nei recenti dibattiti sul sostegno all’Ucraina, i deputati avrebbero avanzato richieste la cui attuazione, a suo avviso, potrebbe significare una guerra in Europa. Di diplomazia, invece, non si è quasi parlato.
La sua critica è tagliente. Fondamentale per l’argomentazione di Schulenburg è la domanda: perché i governi europei non verificano regolarmente i propri obiettivi di guerra e le possibilità di negoziazione alla luce della situazione reale in Ucraina?
Il prezzo del dialogo negato
Secondo la descrizione di Schulenburg, l’Europa non solo ha in gran parte interrotto i propri canali diplomatici con Mosca, ma ha anche perso la capacità di formulare una posizione negoziale comune. «Non abbiamo una posizione negoziale, non abbiamo un negoziatore, non parliamo mai con i russi», lamenta. Gli Stati Uniti potrebbero rafforzare sempre più le proprie relazioni con Mosca e lasciare gli europei soli ad affrontare le conseguenze della loro politica.
L’ironia sarebbe amara: un’Unione che ama definirsi una potenza geopolitica dipenderebbe dalla mediazione di Washington per la questione di sicurezza più importante del proprio continente. Non appena Washington stabilisse altre priorità, a Bruxelles non resterebbe che rendersi conto che la determinazione morale non può sostituire un canale diplomatico di negoziazione.
Schulenburg collega questa paralisi diplomatica a una critica di fondo alla rappresentazione occidentale della guerra. Secondo lui, i negoziati su un’Ucraina neutrale solleverebbero inevitabilmente la questione del perché gli interessi di sicurezza della Russia e l’allargamento della NATO non siano stati negoziati seriamente dall’Occidente già in precedenza. Infatti, l’allargamento della NATO avrebbe scatenato la guerra e la Russia, dopo molti tentativi vani di discutere con gli europei delle proprie esigenze di sicurezza, avrebbe infine posto fine all’espansione della NATO il 24 febbraio 2022 con la forza delle armi.
Quando le proprie menzogne diventano una prigione politica
È qui che Schulenburg individua la vera ragione del nervosismo dell’élite dirigente europea. Se un accordo di pace dovesse alla fine prevedere la neutralità dell’Ucraina, i governi dovrebbero spiegare ai propri elettori perché una soluzione del genere non sia stata raggiunta prima. Infatti, una soluzione diplomatica di questo tipo era già stata siglata da entrambe le parti durante i negoziati ucraino-russi a Istanbul nella primavera del 2022.
Ricordiamo che l’Occidente, nella persona del primo ministro britannico Boris Johnson, aveva allora dissuaso Zelenskyj dal scegliere la soluzione pacifica e diplomatica, perché altrimenti avrebbe perso il sostegno dell’intero Occidente. In cambio, aveva promesso a Zelenskyj che la grande e potente NATO gli avrebbe fatto da spalla e che l’Ucraina avrebbe vinto con facilità la guerra contro la Russia.
All’epoca l’Occidente avrebbe praticamente costretto Zelenskyj a proseguire la guerra, sostiene von der Schulenburg, aggiungendo: «Abbiamo mentito agli ucraini e abbiamo mentito alla nostra stessa popolazione».
Si tratta di una grave accusa politica che colpisce un punto dolente dei fautori della guerra nei governi occidentali, i quali per anni hanno proclamato con tono di assoluta certezza che la Russia fosse allo stremo e che l’Ucraina avrebbe vinto. Quanto più assoluta era la retorica precedente, tanto più dolorosa sarà politicamente la successiva correzione per i politici al potere, osserva von der Schulenburg.
In questo contesto, il professor Diesen ha parlato espressamente di «panico» e «disperazione» nell’UE. Von der Schulenburg, dal canto suo, prevede «enormi problemi psicologici» per le élite politiche, qualora dovessero rivedere le loro precedenti dichiarazioni. La paura di ammettere i propri errori potrebbe così diventare essa stessa un ostacolo ai negoziati di pace.
Decine di miliardi per l’Ucraina, mentre la base politica si sgretola
Von der Schulenburg fa riferimento a nuovi piani di sostegno per l’Ucraina pari a circa 70 miliardi di euro. Allo stesso tempo, in Germania aumenterebbero i problemi sociali e le critiche alle ingenti spese a favore dell’Ucraina. Per l’eurodeputato ciò evidenzia una contraddizione politica: mentre i governi dell’UE discutono di impegni finanziari sempre nuovi, il consenso nei propri paesi si sta riducendo. Egli fa riferimento all’ascesa dell’AfD, alla debolezza dei partiti tradizionali e alle difficoltà di politica interna di diversi governi europei.
La sua previsione è quella di una solidarietà europea in disgregazione. La domanda cruciale, infatti, è: quali prospettive di successo ha una politica che richiede sacrifici di ampia portata alla popolazione senza fornire una spiegazione credibile degli obiettivi che propugna?
Una grande potenza geopolitica senza una linea comune
Von der Schulenburg si mostra particolarmente caustico quando descrive il ruolo internazionale dell’UE. L’Europa si è a lungo considerata il terzo pilastro della politica mondiale accanto agli Stati Uniti e alla Cina. Ora, invece, Washington, Pechino e Mosca potrebbero discutere sempre più tra loro delle grandi questioni, mentre Bruxelles resterebbe ai margini.
Secondo la sua valutazione, l’Unione europea non dispone di una politica estera e di sicurezza coerente – né nei confronti della Russia, né dell’Iran, di Israele, dell’Africa o degli Stati Uniti. Anche una linea negoziale comune dei 27 Stati membri sarebbe difficilmente immaginabile. Ogni potenziale negoziatore avrebbe bisogno di un margine di manovra che i governi dell’UE non gli concederebbero.
Considera gli sforzi di von der Leyen per un’adesione accelerata dell’Ucraina all’UE come un’ulteriore illusione politica. L’Ucraina non sarebbe pronta per l’adesione a causa della guerra, della perdita di popolazione e della distruzione economica. Inoltre, i sussidi agricoli e regionali scatenerebbero enormi conflitti di distribuzione. La sua previsione categorica è stata: l’Ucraina «non diventerà mai» membro.
Gli ucraini pagano il prezzo più alto
Nonostante tutta la durezza nei confronti di Bruxelles, Schulenburg sottolinea di considerare la popolazione ucraina come vittima di questa situazione. Descrive un Paese traumatizzato e spopolato, le cui strutture statali sono sottoposte a una pressione enorme. Mette in guardia dal rischio di uno «Stato fallito» e dalle sue conseguenze, tra cui, come dimostra l’esperienza, rientra anche la presa di potere da parte di milizie incontrollabili, pesantemente armate e fuorilegge.
Anche i colloqui mancati di Istanbul del 2022, già menzionati in precedenza, rivestono un ruolo centrale nella sua argomentazione. All’epoca sarebbe stato possibile raggiungere un accordo in una fase precoce. Schulenburg attribuisce in particolare ai governi occidentali la responsabilità di non aver colto questa opportunità. La sua proposta non è quella di spartirsi l’Ucraina come bottino tra le grandi potenze. Chiede piuttosto che l’Europa e la Russia si assumano congiuntamente la responsabilità di uno Stato ucraino vitale e sovrano. Un’Ucraina neutrale, con relazioni commerciali sia con l’UE che con i paesi BRICS e buoni rapporti con la Russia, potrebbe, secondo la sua visione, diventare un ponte tra Oriente e Occidente, invece di rimanere una linea di fronte.
La fine dell’autoillusione
Schulenburg prevede che l’Europa dovrà alla fine negoziare con la Russia – ma a condizioni decisamente meno favorevoli rispetto al passato. «Parleremo con la Russia in ginocchio», afferma in modo drastico. E secondo la sua valutazione, con il passare dei giorni la posizione negoziale europea e ucraina peggiora sempre di più.
La vera dichiarazione di fallimento non sarebbe un compromesso in sé. La diplomazia consiste proprio nel conciliare interessi contrastanti. La dichiarazione di fallimento consisterebbe piuttosto nel fatto che i governi dell’UE, dopo anni di promesse massimaliste, non siano in grado di presentare né un obiettivo politico raggiungibile né un percorso credibile verso la pace. Per questo motivo, secondo von der Schulenburg, l’UE nella sua forma attuale non supererà questa crisi senza subire cambiamenti.














